Agenda Abe

A dieci giorni dalla vittoria del Partito liberal-democratico alle elezioni in Giappone, il Parlamento di Tokyo ha eletto il leader della maggioranza, Shinzo Abe, settimo premier degli ultimi sei anni. Abe ha annunciato ieri la squadra di governo, e le promesse fatte in campagna elettorale sembrano aver fatto bene anche alla Borsa: a Tokyo le contrattazioni hanno chiuso in rialzo dell’1,49 per cento e ai massimi degli ultimi 9 mesi.
11 AGO 20
Immagine di Agenda Abe
A dieci giorni dalla vittoria del Partito liberal-democratico alle elezioni in Giappone, il Parlamento di Tokyo ha eletto il leader della maggioranza, Shinzo Abe, settimo premier degli ultimi sei anni. Abe ha annunciato ieri la squadra di governo, e le promesse fatte in campagna elettorale sembrano aver fatto bene anche alla Borsa: a Tokyo le contrattazioni hanno chiuso in rialzo dell’1,49 per cento e ai massimi degli ultimi 9 mesi. Segno che la stabilità politica del governo di Abe è credibile e sono credibili le sue ricette per risolvere la stagnazione economica giapponese e il problema dell’enorme debito pubblico nipponico.
Combattere la deflazione, innanzi tutto. E poi rafforzare lo yen, incrementare i rapporti con l’America (alla faccia del protezionismo cinese) e lasciare da parte le politiche di austerity del precedente governo di centrosinistra a favore “di una strategia di crescita che incoraggi gli investimenti privati”. Abe ha vinto promettendo di essere presente nell’agenda della Banca centrale, con l’intenzione di far stampare moneta “illimitatamente”. L’inflazione sarà controllata da un ministero creato ex novo da Abe, il ministero della Ripresa economica, guidato da Akira Amari che fu già ministro dell’Industria e del Commercio. Ad affiancarlo ci sarà Taro Aso, premier nel 2008-’09 e famoso già allora per i suoi stimoli all’economia, che sarà ministro delle Finanze. Il figlio dell’ex governatore di Tokyo, Nobuteru Ishihara, sarà a capo del ministero della Crisi nucleare ed è pronto a riattivare qualche centrale se dovesse servire alla ripresa. Nel governo di Abe quasi tutti i ministri sono riciclati, nessuna rottamazione. Piuttosto, hanno rottamato l’austerità del precedente governo, e la prima impressione è buona.